La percentuale di presenze degli ultimi 30 giorni decide le convocazioni, ma stava dentro due useMemo — scritta due volte, una per giocatore e una per la rosa — e nessun test la toccava. Le tre regole che la determinano non sono ovvie: la finestra è di 30 giorni, il ritardo conta come presenza, e convocati vuoto significa tutta la rosa attiva. presenze-mese-core.ts contiene ora il calcolo puro, presenze-mese.ts solo il collegamento agli hook. Comportamento invariato, inclusa la differenza fra i due percorsi: per giocatore si filtrano i convocati, per la rosa l'elenco vuoto si espande agli attivi. Il test fissa le tre regole e i casi che le rompono: nessun evento nella finestra dà 0 e non NaN, chi non è convocato resta fuori dal denominatore, chi non ha mai risposto ci resta dentro. Co-Authored-By: Claude Opus 5 <noreply@anthropic.com>
Test
Suite eseguita con bun, senza framework né dipendenze aggiuntive: ogni file è
uno script che usa node:assert/strict e termina con codice diverso da zero se
un controllo fallisce.
npm run test # unit (veloce, nessuna rete, nessun database)
npm run test:integration # route server vere
npm run test:e2e # percorsi sull'app servita
npm run test:all # tutto
bun test/unit/badges.test.ts # un singolo file
Il runner (test/run.ts) esegue ogni file in un processo separato, così un test
non può inquinare gli altri.
Struttura
| Cartella | Cosa verifica | Serve rete? |
|---|---|---|
unit/ |
Logica di dominio pura: badge, serie, palloni, pagelle, MVP, cacche, scout, obiettivi, notifiche, parsing CSI, dati della rosa. Più le funzioni pure isolabili nei moduli con hook/rete (validazione upload, guardie push, JWT VAPID, cattura errori, avatar) | No |
integration/ |
Le route /api/public/* sul server di sviluppo: risposte, cache, validazione degli input. Più schema e permessi del Profilo Giocatore (schema-profili) contro il database configurato, e i permessi per ruolo (permessi) sul database locale |
Sì |
e2e/ |
Percorsi completi sull'app servita: schermate, dati CSI fino alla pagina, file PWA, 404 | Sì |
helpers/ |
Avvio del server di test e mini-harness condiviso | — |
Database locale in Docker
Alcune cose non si possono verificare senza scrivere: le policy RLS scritte su
auth.uid(), i trigger, i vincoli. Contro il progetto cloud quelle scritture non
si fanno, quindi servono un database usa e getta e utenti veri.
npx supabase start # avvia lo stack in Docker (migration applicate + seed.sql)
npx supabase status # URL e chiavi locali; Studio su http://127.0.0.1:54323
npx supabase db reset # ricrea il database da zero se i dati si sporcano
npx supabase stop # spegne tutto
bun test/integration/permessi.test.ts # i test che richiedono lo stack locale
Il primo start scarica le immagini (qualche minuto), i successivi partono in
una decina di secondi. Le mail finiscono in Mailpit (http://127.0.0.1:54324),
non escono dalla macchina.
I test che scrivono non leggono .env: prendono URL e chiavi da
supabase status e si fermano se l'URL non è 127.0.0.1. È una cintura di
sicurezza, non una comodità: così un .env puntato alla produzione non può
trasformare un test in una scrittura sul database vero.
Ognuno ripristina lo stato che tocca (utenti creati, slot della rosa, colonne
modificate) in un finally, così la suite si può rilanciare all'infinito senza
un db reset in mezzo.
Due cose scoperte scrivendo questi test, utili a chi ne aggiunge:
- la service key non è un amministratore: per il trigger
enforce_giocatori_squadra_update(DD-016)auth.uid()è NULL, quindi ogni UPDATE sugiocatori_squadrafatto con la service key viene rifiutato. Per collegare uno slot a un account serve il JWT di un utente con ruoloadmin; - su un UPDATE o un DELETE che non tocca nessuna riga PostgREST risponde 2xx.
Il codice di stato non basta: serve
Prefer: return=representatione contare le righe, oppure rileggere il dato.
Convenzioni
- Sul database configurato in
.envnessun test scrive. Integration ed e2e fanno solo letture e verifiche di validazione: si possono lanciare anche contro l'ambiente reale. L'unica eccezione apparente èschema-profili, che tenta scritture da utente anonimo proprio per dimostrare che la RLS le respinge, e poi rilegge la riga per verificare che non sia cambiata: su un UPDATE a zero righe PostgREST risponde 2xx, quindi lo stato conta più del codice di risposta. I test che scrivono davvero girano solo sul database locale (vedi sopra). - I test legati alla migration M2 si saltano da soli dove quella migration non è
ancora applicata, indicandolo nel motivo. Per vederli tutti verdi serve un
database che la contenga:
npx supabase startne crea uno in locale. integrationede2eavviano da soli il server di sviluppo. Per usarne uno già attivo:BASE_URL=http://localhost:8080 npm run test:e2e.- Le variabili d'ambiente vengono lette da
.env; i nomi senza prefisso (SUPABASE_URL,SUPABASE_PUBLISHABLE_KEY) sono derivati da quelliVITE_*. I test che richiedonoSUPABASE_SERVICE_ROLE_KEYsi saltano da soli se manca. - Il check del parsing CSI può girare contro il portale reale:
CSI_LIVE=1 bun test/unit/csi-core.test.ts.
Limite noto
L'app renderizza i contenuti dopo l'idratazione: il server invia solo il guscio (titolo, meta, splash). Gli e2e verificano quindi le risposte HTTP, i dati che alimentano le pagine e i file della PWA, ma non l'interfaccia renderizzata. Per quella servirebbe un driver browser (es. Playwright), oggi non installato.