Le tabelle della v1.0 sono nate con policy USING (true) per anon e authenticated. M4 ha tolto il GRANT ad anon e la cosa è passata per "ora è chiuso", ma per gli autenticati non era rimasto nessun limite. Verificato sul database locale con un utente appena creato, senza ruolo e senza slot nella rosa: POST su eventi_app risponde 201, DELETE risponde 200. Qualsiasi giocatore loggato poteva svuotare il calendario o riscrivere il voto di un altro parlando direttamente con PostgREST, saltando l'interfaccia che quei pulsanti glieli nasconde. Il permesso viveva solo nei componenti, cioè nel posto che un attaccante non usa. M11 fa dire alle policy quello che l'interfaccia già fa: eventi_app agli admin, risposte_presenze e cacche_partita alla propria riga, i tre voti al proprio votante_id. L'admin resta incluso ovunque, perché DD-017 gli riconosce già il diritto di agire al posto del giocatore. turni_palloni e le tabelle scout restano aperte di proposito: nell'interfaccia non hanno nessun gate, quindi stringerle sarebbe una funzionalità nuova e non una messa in sicurezza. Un test lo fissa, così se il gate arriva qualcuno se ne accorge. L'identità è lo slot di giocatori_squadra collegato all'account, con lo stesso EXISTS delle policy dei profili: mio_giocatore_id() di M2 era già stata rimossa dalla migration di correzione e non va reintrodotta. I cinque test nuovi in permessi.test.ts hanno ognuno il proprio controllo positivo — l'admin crea l'evento, il giocatore salva la propria presenza — perché un database che rifiuta tutto passerebbe qualsiasi test di sola negazione. Provata con db reset da zero; non applicata in produzione. Co-Authored-By: Claude Opus 5 <noreply@anthropic.com>
Test
Suite eseguita con bun, senza framework né dipendenze aggiuntive: ogni file è
uno script che usa node:assert/strict e termina con codice diverso da zero se
un controllo fallisce.
npm run test # unit (veloce, nessuna rete, nessun database)
npm run test:integration # route server vere
npm run test:e2e # percorsi sull'app servita
npm run test:all # tutto
bun test/unit/badges.test.ts # un singolo file
Il runner (test/run.ts) esegue ogni file in un processo separato, così un test
non può inquinare gli altri.
Struttura
| Cartella | Cosa verifica | Serve rete? |
|---|---|---|
unit/ |
Logica di dominio pura: badge, serie, palloni, pagelle, MVP, cacche, scout, obiettivi, notifiche, parsing CSI, dati della rosa. Più le funzioni pure isolabili nei moduli con hook/rete (validazione upload, guardie push, JWT VAPID, cattura errori, avatar) | No |
integration/ |
Le route /api/public/* sul server di sviluppo: risposte, cache, validazione degli input. Più schema e permessi del Profilo Giocatore (schema-profili) contro il database configurato; permessi per ruolo (permessi) e semantica degli upsert (scritture) sul database locale |
Sì |
e2e/ |
Percorsi completi sull'app servita: schermate, dati CSI fino alla pagina, file PWA, 404 | Sì |
helpers/ |
Avvio del server di test e mini-harness condiviso | — |
Database locale in Docker
Alcune cose non si possono verificare senza scrivere: le policy RLS scritte su
auth.uid(), i trigger, i vincoli. Contro il progetto cloud quelle scritture non
si fanno, quindi servono un database usa e getta e utenti veri.
npx supabase start # avvia lo stack in Docker (migration applicate + seed.sql)
npx supabase status # URL e chiavi locali; Studio su http://127.0.0.1:54323
npx supabase db reset # ricrea il database da zero se i dati si sporcano
npx supabase stop # spegne tutto
bun test/integration/permessi.test.ts # permessi per ruolo
bun test/integration/scritture.test.ts # semantica degli upsert
Il primo start scarica le immagini (qualche minuto), i successivi partono in
una decina di secondi. Le mail finiscono in Mailpit (http://127.0.0.1:54324),
non escono dalla macchina.
I test che scrivono non leggono .env: prendono URL e chiavi da
supabase status (helper test/helpers/locale.ts) e si fermano se l'URL non è
127.0.0.1. È una cintura di sicurezza, non una comodità: così un .env
puntato alla produzione non può trasformare un test in una scrittura sul
database vero.
Ognuno ripristina lo stato che tocca in un finally — utenti creati, slot della
rosa, colonne modificate, e per scritture tutte le righe con il prefisso
test-scritture, che nessun dato vero può avere. Così la suite si rilancia
all'infinito senza un db reset in mezzo.
Due cose scoperte scrivendo questi test, utili a chi ne aggiunge:
- la service key non è un amministratore: per il trigger
enforce_giocatori_squadra_update(DD-016)auth.uid()è NULL, quindi ogni UPDATE sugiocatori_squadrafatto con la service key viene rifiutato. Per collegare uno slot a un account serve il JWT di un utente con ruoloadmin; - su un UPDATE o un DELETE che non tocca nessuna riga PostgREST risponde 2xx.
Il codice di stato non basta: serve
Prefer: return=representatione contare le righe, oppure rileggere il dato.
Convenzioni
- Sul database configurato in
.envnessun test scrive. Integration ed e2e fanno solo letture e verifiche di validazione: si possono lanciare anche contro l'ambiente reale. L'unica eccezione apparente èschema-profili, che tenta scritture da utente anonimo proprio per dimostrare che la RLS le respinge, e poi rilegge la riga per verificare che non sia cambiata: su un UPDATE a zero righe PostgREST risponde 2xx, quindi lo stato conta più del codice di risposta. I test che scrivono davvero girano solo sul database locale (vedi sopra). - I test legati alla migration M2 si saltano da soli dove quella migration non è
ancora applicata, indicandolo nel motivo. Per vederli tutti verdi serve un
database che la contenga:
npx supabase startne crea uno in locale. integrationede2eavviano da soli il server di sviluppo. Per usarne uno già attivo:BASE_URL=http://localhost:8080 npm run test:e2e.- Le variabili d'ambiente vengono lette da
.env; i nomi senza prefisso (SUPABASE_URL,SUPABASE_PUBLISHABLE_KEY) sono derivati da quelliVITE_*. I test che richiedonoSUPABASE_SERVICE_ROLE_KEYsi saltano da soli se manca. - Il check del parsing CSI può girare contro il portale reale:
CSI_LIVE=1 bun test/unit/csi-core.test.ts.
Limite noto
L'app renderizza i contenuti dopo l'idratazione: il server invia solo il guscio (titolo, meta, splash). Gli e2e verificano quindi le risposte HTTP, i dati che alimentano le pagine e i file della PWA, ma non l'interfaccia renderizzata. Per quella servirebbe un driver browser (es. Playwright), oggi non installato.