La route era disegnata per un cron quotidiano: calcolava chi è di turno oggi e gli mandava una push. Ma nel repository nessun cron esiste, e palloni.md lo annotava già come "da verificare lato hosting": nei fatti quel promemoria non è mai partito. Il segreto condiviso introdotto ieri proteggeva una porta che nessuno apriva, al prezzo di una variabile d'ambiente da configurare ovunque. Ora la fa partire un amministratore dal pulsante "Avvisa chi è di turno", dentro il riquadro palloni dell'evento. La route accetta un eventoId e avvisa i destinatari di quell'evento invece della giornata corrente: chi deve prendere i palloni e chi deve riportarli, con un testo diverso per ciascuno. Stesso precedente di apri-sondaggio, manuale fin dalla v1.0.6. Il testo va in coda su promemoria_push prima dell'invio. Serve: la push parte vuota e il service worker chiede a push-messaggio cosa mostrare, ma quella route sa raccontare solo la giornata corrente, quindi un avviso mandato il martedì per il sabato arriverebbe con il testo generico. avvisiPalloniEvento() è la nuova funzione pura, con i suoi test: due destinatari con testi diversi, un avviso solo quando sono la stessa persona, niente avvisi per un evento inesistente o senza turni. Un'asserzione verifica che il testo non dica mai "oggi", perché può arrivare giorni prima. richiediSegreto e CRON_SEGRETO spariscono: tutte e tre le route di notifica usano ora richiediAdmin, e non resta nessuna variabile da configurare. destinatariPromemoriaPalloni() resta in palloni-core.ts con i suoi test perché push-messaggio continua a usarla per il testo calcolato al volo. Co-Authored-By: Claude Opus 5 <noreply@anthropic.com>
Test
Suite eseguita con bun, senza framework né dipendenze aggiuntive: ogni file è
uno script che usa node:assert/strict e termina con codice diverso da zero se
un controllo fallisce.
npm run test # unit (veloce, nessuna rete, nessun database)
npm run test:integration # route server vere
npm run test:e2e # percorsi sull'app servita
npm run test:all # tutto
bun test/unit/badges.test.ts # un singolo file
Il runner (test/run.ts) esegue ogni file in un processo separato, così un test
non può inquinare gli altri.
Struttura
| Cartella | Cosa verifica | Serve rete? |
|---|---|---|
unit/ |
Logica di dominio pura: badge, serie, palloni, pagelle, MVP, cacche, scout, obiettivi, notifiche, parsing CSI, dati della rosa. Più le funzioni pure isolabili nei moduli con hook/rete (validazione upload, guardie push, JWT VAPID, cattura errori, avatar) | No |
integration/ |
Le route /api/public/* sul server di sviluppo: risposte, cache, validazione degli input. Più schema e permessi del Profilo Giocatore (schema-profili) contro il database configurato; permessi per ruolo (permessi), accesso alle route di notifica (permessi-route) e semantica degli upsert (scritture) sul database locale |
Sì |
e2e/ |
Percorsi completi sull'app servita: schermate, dati CSI fino alla pagina, file PWA, 404 | Sì |
helpers/ |
Avvio del server di test e mini-harness condiviso | — |
Database locale in Docker
Alcune cose non si possono verificare senza scrivere: le policy RLS scritte su
auth.uid(), i trigger, i vincoli. Contro il progetto cloud quelle scritture non
si fanno, quindi servono un database usa e getta e utenti veri.
npx supabase start # avvia lo stack in Docker (migration applicate + seed.sql)
npx supabase status # URL e chiavi locali; Studio su http://127.0.0.1:54323
npx supabase db reset # ricrea il database da zero se i dati si sporcano
npx supabase stop # spegne tutto
bun test/integration/permessi.test.ts # permessi per ruolo sulle tabelle
bun test/integration/permessi-route.test.ts # chi può far partire le notifiche
bun test/integration/scritture.test.ts # semantica degli upsert
permessi-route avvia il server di sviluppo puntato al database locale invece che al
progetto di .env: gli serve creare utenti veri per provare i tre casi (nessun token,
giocatore, amministratore).
Il primo start scarica le immagini (qualche minuto), i successivi partono in
una decina di secondi. Le mail finiscono in Mailpit (http://127.0.0.1:54324),
non escono dalla macchina.
I test che scrivono non leggono .env: prendono URL e chiavi da
supabase status (helper test/helpers/locale.ts) e si fermano se l'URL non è
127.0.0.1. È una cintura di sicurezza, non una comodità: così un .env
puntato alla produzione non può trasformare un test in una scrittura sul
database vero.
Ognuno ripristina lo stato che tocca in un finally — utenti creati, slot della
rosa, colonne modificate, e per scritture tutte le righe con il prefisso
test-scritture, che nessun dato vero può avere. Così la suite si rilancia
all'infinito senza un db reset in mezzo.
Due cose scoperte scrivendo questi test, utili a chi ne aggiunge:
- la service key non è un amministratore: per il trigger
enforce_giocatori_squadra_update(DD-016)auth.uid()è NULL, quindi ogni UPDATE sugiocatori_squadrafatto con la service key viene rifiutato. Per collegare uno slot a un account serve il JWT di un utente con ruoloadmin; - su un UPDATE o un DELETE che non tocca nessuna riga PostgREST risponde 2xx.
Il codice di stato non basta: serve
Prefer: return=representatione contare le righe, oppure rileggere il dato.
Convenzioni
- Sul database configurato in
.envnessun test scrive. Integration ed e2e fanno solo letture e verifiche di validazione: si possono lanciare anche contro l'ambiente reale. L'unica eccezione apparente èschema-profili, che tenta scritture da utente anonimo proprio per dimostrare che la RLS le respinge, e poi rilegge la riga per verificare che non sia cambiata: su un UPDATE a zero righe PostgREST risponde 2xx, quindi lo stato conta più del codice di risposta. I test che scrivono davvero girano solo sul database locale (vedi sopra). - I test legati alla migration M2 si saltano da soli dove quella migration non è
ancora applicata, indicandolo nel motivo. Per vederli tutti verdi serve un
database che la contenga:
npx supabase startne crea uno in locale. integrationede2eavviano da soli il server di sviluppo. Per usarne uno già attivo:BASE_URL=http://localhost:8080 npm run test:e2e.- Le variabili d'ambiente vengono lette da
.env; i nomi senza prefisso (SUPABASE_URL,SUPABASE_PUBLISHABLE_KEY) sono derivati da quelliVITE_*. I test che richiedonoSUPABASE_SERVICE_ROLE_KEYsi saltano da soli se manca. - Il check del parsing CSI può girare contro il portale reale:
CSI_LIVE=1 bun test/unit/csi-core.test.ts.
Limite noto
L'app renderizza i contenuti dopo l'idratazione: il server invia solo il guscio (titolo, meta, splash). Gli e2e verificano quindi le risposte HTTP, i dati che alimentano le pagine e i file della PWA, ma non l'interfaccia renderizzata. Per quella servirebbe un driver browser (es. Playwright), oggi non installato.