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CRAPP/test/README.md
T
davideandClaude Opus 5 94673090f1 Verifica i permessi per ruolo contro il database Supabase locale.
Le policy RLS scritte su auth.uid() e il trigger di DD-016 non erano coperti da
nessun test: schema-profili prova solo l'utente anonimo, e sul database di .env
non si può scrivere perché è quello di produzione.

Il nuovo test/integration/permessi.test.ts crea utenti veri sullo stack locale
(npx supabase start) e interroga il database come loro: un giocatore vede e
modifica solo il proprio profilo, non ne cancella, non cambia numero e ruolo
mentre reclama uno slot, non prende lo slot di un altro, non si assegna il ruolo
admin e non vede i ruoli altrui. Un controllo positivo sull'admin evita il falso
verde di un database completamente chiuso.

Prende URL e chiavi da `supabase status` invece che da .env e si ferma se l'URL
non è locale: un .env puntato alla produzione non deve poter trasformare un test
in una scrittura sul database vero. Senza stack locale si salta con il motivo,
quindi la suite resta verde su una macchina senza Docker. Ogni test ripristina
in un finally lo stato che tocca, così si rilancia senza db reset.

test/README.md documenta il flusso Docker e corregge la convenzione: non è più
«nessun test scrive sul database» ma «sul database di .env non scrive nessuno».

Co-Authored-By: Claude Opus 5 <noreply@anthropic.com>
2026-09-06 11:22:45 +02:00

91 lines
5.7 KiB
Markdown

# Test
Suite eseguita con **bun**, senza framework né dipendenze aggiuntive: ogni file è
uno script che usa `node:assert/strict` e termina con codice diverso da zero se
un controllo fallisce.
```bash
npm run test # unit (veloce, nessuna rete, nessun database)
npm run test:integration # route server vere
npm run test:e2e # percorsi sull'app servita
npm run test:all # tutto
bun test/unit/badges.test.ts # un singolo file
```
Il runner (`test/run.ts`) esegue ogni file in un processo separato, così un test
non può inquinare gli altri.
## Struttura
| Cartella | Cosa verifica | Serve rete? |
| -------------- | ------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- | ----------- |
| `unit/` | Logica di dominio pura: badge, serie, palloni, pagelle, MVP, cacche, scout, obiettivi, notifiche, parsing CSI, dati della rosa. Più le funzioni pure isolabili nei moduli con hook/rete (validazione upload, guardie push, JWT VAPID, cattura errori, avatar) | No |
| `integration/` | Le route `/api/public/*` sul server di sviluppo: risposte, cache, validazione degli input. Più schema e permessi del Profilo Giocatore (`schema-profili`) contro il database configurato, e i permessi per ruolo (`permessi`) sul database locale | Sì |
| `e2e/` | Percorsi completi sull'app servita: schermate, dati CSI fino alla pagina, file PWA, 404 | Sì |
| `helpers/` | Avvio del server di test e mini-harness condiviso | — |
## Database locale in Docker
Alcune cose non si possono verificare senza scrivere: le policy RLS scritte su
`auth.uid()`, i trigger, i vincoli. Contro il progetto cloud quelle scritture non
si fanno, quindi servono un database usa e getta e utenti veri.
```bash
npx supabase start # avvia lo stack in Docker (migration applicate + seed.sql)
npx supabase status # URL e chiavi locali; Studio su http://127.0.0.1:54323
npx supabase db reset # ricrea il database da zero se i dati si sporcano
npx supabase stop # spegne tutto
bun test/integration/permessi.test.ts # i test che richiedono lo stack locale
```
Il primo `start` scarica le immagini (qualche minuto), i successivi partono in
una decina di secondi. Le mail finiscono in Mailpit (http://127.0.0.1:54324),
non escono dalla macchina.
I test che scrivono **non leggono `.env`**: prendono URL e chiavi da
`supabase status` e si fermano se l'URL non è `127.0.0.1`. È una cintura di
sicurezza, non una comodità: così un `.env` puntato alla produzione non può
trasformare un test in una scrittura sul database vero.
Ognuno ripristina lo stato che tocca (utenti creati, slot della rosa, colonne
modificate) in un `finally`, così la suite si può rilanciare all'infinito senza
un `db reset` in mezzo.
Due cose scoperte scrivendo questi test, utili a chi ne aggiunge:
- la **service key non è un amministratore**: per il trigger
`enforce_giocatori_squadra_update` (DD-016) `auth.uid()` è NULL, quindi ogni
UPDATE su `giocatori_squadra` fatto con la service key viene rifiutato. Per
collegare uno slot a un account serve il JWT di un utente con ruolo `admin`;
- su un UPDATE o un DELETE che non tocca nessuna riga PostgREST risponde 2xx.
Il codice di stato non basta: serve `Prefer: return=representation` e contare
le righe, oppure rileggere il dato.
## Convenzioni
- **Sul database configurato in `.env` nessun test scrive.** Integration ed e2e
fanno solo letture e verifiche di validazione: si possono lanciare anche contro
l'ambiente reale. L'unica eccezione apparente è `schema-profili`, che _tenta_
scritture da utente anonimo proprio per dimostrare che la RLS le respinge, e poi
rilegge la riga per verificare che non sia cambiata: su un UPDATE a zero righe
PostgREST risponde 2xx, quindi lo stato conta più del codice di risposta.
I test che scrivono davvero girano solo sul database locale (vedi sopra).
- I test legati alla migration M2 si **saltano da soli** dove quella migration non è
ancora applicata, indicandolo nel motivo. Per vederli tutti verdi serve un
database che la contenga: `npx supabase start` ne crea uno in locale.
- `integration` ed `e2e` avviano da soli il server di sviluppo. Per usarne uno già
attivo: `BASE_URL=http://localhost:8080 npm run test:e2e`.
- Le variabili d'ambiente vengono lette da `.env`; i nomi senza prefisso
(`SUPABASE_URL`, `SUPABASE_PUBLISHABLE_KEY`) sono derivati da quelli `VITE_*`.
I test che richiedono `SUPABASE_SERVICE_ROLE_KEY` si saltano da soli se manca.
- Il check del parsing CSI può girare contro il portale reale:
`CSI_LIVE=1 bun test/unit/csi-core.test.ts`.
## Limite noto
L'app renderizza i contenuti dopo l'idratazione: il server invia solo il guscio
(titolo, meta, splash). Gli e2e verificano quindi le risposte HTTP, i dati che
alimentano le pagine e i file della PWA, ma **non** l'interfaccia renderizzata.
Per quella servirebbe un driver browser (es. Playwright), oggi non installato.